L'origine della Festa

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Il miracolo che diede origine alla festa

La storia della Festa dei Pugnaloni affonda le radici in un episodio preciso: il 15 maggio 1166, gli abitanti di Acquapendente si ribellarono al dominio di Federico Barbarossa, cacciarono il governatore imperiale e diedero vita al Libero Comune. Una rivolta che la tradizione non racconta come un semplice fatto d’armi, ma come qualcosa di più: un miracolo.

Si narra che due contadini stessero lavorando un campo, discutendo dell’impossibilità di liberarsi dalla tirannia. Uno di loro disse che la liberazione sarebbe stata tanto improbabile quanto la fioritura di un ciliegio secco lì vicino. Il ciliegio fiorì. Il prodigio, attribuito alla Madonna del Fiore, fu interpretato come un segno: contadini e paesani, armati di forche e bastoni, assaltarono il castello e cacciarono il governatore.

Pungolo

Cosa significa "Pugnalone"?

Il significato della parola è antico e non del tutto chiarito. Nella tradizione lessicografica italiana “pugnale” e i suoi derivati rimandano esclusivamente all’arma da taglio, ma è più probabile che “pugnalone” discenda dal latino pungere— attraverso una serie di trasformazioni documentate nei secoli.

In una carta di Bagnoregio del 1373 compare “palella pungulonis”, ossia il manico del pungolo; nel Liber censuum del XIII secolo si trova già la parola “pungulone”. Da “pungulone” a “pugnalone” il passaggio è breve e naturale.

Le testimonianze storiche locali confermano il legame con i pungoli: bastoni appuntiti che i contadini usavano per guidare i buoi e che, nel giorno della festa, venivano portati in processione ornati di fiori. Ne parla il manoscritto Liber rerum notabilium magnificae comunitatis Aquapendentis di Pietro Paolo Biondi (1586); ne parla Nazzareno Costantininelle Memorie storiche di Acquapendente del 1814, dove si citano già i Pugnaloni e la premiazione per i più belli.

Il Costantini segnala però che quella del 1814 era una ripresa, dopo vent’anni di interruzione dovuti al governo francese: i Pugnaloni esistono quindi almeno dal 1794, probabilmente prima. Nel mezzo, la tradizione ipotizza una forma intermedia tra il semplice pungolo e il grande pannello floreale che conosciamo oggi — una sorta di paletta di fiori e foglie raffigurante la Madonna o il miracolo, portata a mano in processione.

Da rito a festa: otto secoli di tradizione

Da quei pungoli ornati di fiori portati in processione dai bifolchi medievali, la strada verso i Pugnaloni che conosciamo oggi è stata lunga e graduale. Secoli di trasformazioni, interruzioni e riprese — durante le guerre, durante il governo francese — non hanno mai spento del tutto la tradizione, anzi l’hanno resa più tenace.

Nel tempo le opere sono cresciute in dimensioni e complessità, i gruppi si sono moltiplicati, le tecniche si sono affinate. I temi si sono allargati: da rappresentazioni del miracolo e della Madonna, i Pugnaloni hanno cominciato a raccontare la pace, la libertà, l’attualità — mantenendo però sempre vivo il filo con quell’episodio del 1166.

Oggi sono quindici grandi pannelli di fiori e foglie, alti oltre quattro metri, realizzati da gruppi di decine di persone nel corso di settimane di lavoro. Ma l’anima è la stessa: un atto collettivo, un omaggio alla Madonna, un gesto di appartenenza che ogni anno rinnova il legame tra Acquapendente e la propria storia.

La Festa dei Pugnaloni nel calendario La festa si celebra ogni anno la terza domenica di maggio ad Acquapendente, in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia laziale. È una delle feste folkloristiche più antiche del Lazio e richiama ogni anno migliaia di visitatori da tutta Italia.

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Paolo Peverini
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