I Gruppi
Dietro ogni Pugnalone c’è un gruppo. Dietro ogni gruppo c’è una storia. I quindici gruppi che ogni anno realizzano le opere della Festa dei Pugnaloni non sono associazioni formali, non sono legati a contrade o rioni, sono comunità spontanee di aquesiani, nate dall’amicizia e cresciute nel tempo, che si ritrovano ogni primavera nello stesso laboratorio per costruire qualcosa di insieme.
Come nascono i Gruppi
I primi gruppi organizzati compaiono negli anni Sessanta. Il primo vero gruppo strutturato nacque attorno al Centro di Lettura nel 1963, e pochi anni dopo in occasione dell’ottavo centenario del miracolo nel 1966 l’entusiasmo si moltiplicò e altri gruppi cominciarono ad aggregarsi.
Fino agli anni Settanta i Pugnaloni erano realizzati da piccoli nuclei di cinque o sette persone, spesso familiari, che prendevano il nome del bozzettista o di uno dei realizzatori.
Oggi la situazione è completamente diversa: i gruppi contano da 20 a 200 partecipanti ciascuno, e l’opera porta il nome del gruppo, non dell’autore.
Dal 2011 i gruppi hanno affiancato al proprio nome originario il riferimento a un luogo del paese, Porta della Ripa, Via Francigena, Santo Sepolcro… Non si tratta di un legame di quartiere in senso stretto. Come detto, i gruppi non sono rioni, non rappresentano una zona. Ogni nome ha una sua storia specifica, legata a una scelta del gruppo stesso, a volte per ragioni affettive, a volte per un luogo significativo per i suoi componenti, a volte per pura evocazione.
Nei momenti di festa e di competizione il nome originario continua a vivere, urlato nelle piazze e scandito nei laboratori. È lì, nei nomi antichi, che si riconosce l’anima di ogni gruppo.
Amicizia e competizione
I Pugnaloni vivono di un equilibrio tutto aquesiano: si può essere amici tutto l’anno e avversari per un mese. Da aprile, quando i laboratori si aprono, qualcosa cambia. Ogni gruppo si chiude nel proprio lavoro, nelle proprie scelte, nei propri tempi. Si sta svegli fino a tardi, ci si divide tra la raccolta del verde e l’attaccatura, e la testa è dentro un solo obiettivo: finire il proprio Pugnalone.
I laboratori restano luoghi aperti. Chi vuole può entrare, fermarsi a guardare, bere qualcosa insieme, scambiare due chiacchiere. Ma il lavoro è di ciascuno: ogni gruppo attacca sul proprio Pugnalone, cerca le proprie foglie, difende le proprie scelte. La collaborazione c’è, succede spesso che un gruppo ceda in prestito materiale vegetale a un altro in difficoltà, ma finisce dove comincia la tavola.
Poi arriva la piazza. Ed è lì che la rivalità mostra il suo volto più vivo: ogni gruppo tifa per sé, ogni nome urlato è una piccola dichiarazione di appartenenza. Capita anche che qualcuno applauda per un gruppo che non si classifica da anni, o per degli amici, ma sempre con quel pizzico di tensione che fa parte del gioco. Qualche giorno dopo della premiazione, la rivalità si scioglie. Ci si saluta, si torna amici. Fino all’aprile successivo.
È questa alternanza, amici undici mesi l’anno, avversari uno, a rendere l’appartenenza a un gruppo qualcosa di così radicato ad Acquapendente. Spesso si eredita dai genitori, dai nonni. Ci si riconosce in un nome, in una zona, in una storia. E quell’identità si rinnova ogni primavera, insieme al Pugnalone.
Scopri tutti i gruppi dei Pugnaloni
I Gruppi Scomparsi
La lunga storia della festa ha visto passare decine di gruppi. Alcuni si sono sciolti, altri hanno cambiato nome, altri ancora sono confluiti in quelli attuali. Nomi come ENAL, SOS, Nuova Equipe, Torre Julia, Yuppies, GAA e molti altri, hanno scritto capitoli fondamentali della storia dei Pugnaloni, con vittorie, rivalità e generazioni di aquesiani che ne hanno fatto parte.
Ripercorrere la storia dei gruppi estinti significa ripercorrere l’evoluzione stessa della festa: i momenti di grande fioritura, le rivalità che hanno dato vita a nuovi gruppi, i cambiamenti di gusto e di stile che si sono riflessi nelle opere.
Radici Aquesiane
Dal 2023, una nuova presenza accompagna i quindici gruppi ufficiali: Radici Aquesiane. Si tratta di un gruppo composto da aquesiani che non vivono più ad Acquapendente ma hanno scelto di continuare a partecipare alla festa, con un Pugnalone fuori concorso ispirato alle tipologie dei primi del Novecento e di fine Ottocento.
Il loro lavoro è un omaggio alle origini tecniche e iconografiche dei Pugnaloni, un modo per tenere vivo il filo con chi, un secolo fa, costruiva queste opere con mezzi, materiali e sensibilità diverse. Radici Aquesiane non compete, ma porta in processione qualcosa di altrettanto prezioso: la memoria delle mani che hanno dato forma a questa tradizione.
Oggi il numero dei gruppi attivi è fissato a quindici, per esigenze organizzative e di spazio nella processione. Ma la storia dei Pugnaloni è la storia di un organismo vivo, che ha continuato a rinnovarsi generazione dopo generazione.
I componenti più anziani, presi da impegni di lavoro, lasciano spazio ai più giovani. I Mini Pugnaloni dei bambini, la domenica precedente, sono il primo anello di questa catena, la palestra da cui escono i futuri bozzettisti, attaccatori, portatori. Ogni gruppo è, allo stesso tempo, un’istituzione storica e una comunità in continua trasformazione.