Ogni anno la 3ª domenica di Maggio
Torre g de jacopo
Nuova Torre

Torre G. de Jacopo

1985
Capogruppo

Ludovica Ronca

Bozzettista

Chiara Agostini

Laboratorio

Via Roma 102

Instagram

@nuovatorre_1985

Il Gruppo Nuova Torre nasce nel 1985 da una scissione dello storico Torre Julia de Jacopo, quando alcuni giovani componenti decidono di dare vita a una realtà tutta loro. Fin dall’inizio il gruppo sceglie come colori sociali il bianco e il rosso, un richiamo voluto da uno dei fondatori, che in quegli anni stava svolgendo il servizio di leva nei Granatieri di Sardegna.

Come accaduto anche ad altri gruppi non legati in modo diretto a una specifica zona della città, nel tempo alla denominazione originaria è stato affiancato il nome Torre G. de Jacopo, divenuto poi quello ufficiale. Eppure, per molti, il nome Nuova Torre continua a restare quello più immediato, più affettivo, più profondamente legato alla memoria storica del gruppo.

I primi anni della Nuova Torre sono segnati più dall’entusiasmo che dai mezzi. Il gruppo, nato dall’energia di ragazzi molto giovani, si muove con spirito libero e arrangiato: l’attrezzatura necessaria per realizzare le tavole spesso non c’è, e forbici e taglierini vengono “presi in prestito” con incursioni memorabili nei laboratori degli altri gruppi. Restituirli, però, non rientrava sempre nei piani. È anche da episodi come questo che si intuisce il carattere della Nuova Torre: spontaneo, irriverente, un po’ scanzonato, ma profondamente legato alla tradizione.

Nel corso degli anni il gruppo ha attraversato anche momenti difficili, fino a sfiorare la chiusura nel 2005. Proprio allora, quando tutto sembrava sul punto di fermarsi, bastò la determinazione di chi non voleva lasciar morire quell’esperienza. In quel momento diventò quasi simbolica una frase rimasta nella memoria: “Regà… in qualche modo lo famo”. Ed è forse tutta qui l’anima della Torre G. de Jacopo: andare avanti comunque, anche quando sembra complicato.

L’anno successivo l’arrivo di nuovi giovani dà nuova linfa al gruppo e ne permette la ripartenza. Da allora la Nuova Torre ha continuato il proprio percorso con passione e ostinazione, vivendo piazzamenti importanti e tornando più volte tra i protagonisti, anche senza mai raggiungere il gradino più alto del podio.

Oggi la Torre G. de Jacopo – Nuova Torre è soprattutto questo: un gruppo fatto di ragazzi nati e cresciuti dentro il laboratorio, di passaggi generazionali, di entusiasmo, di ironia e di coraggio. Una realtà che continua a credere nel valore più autentico della Festa dei Pugnaloni: stare insieme, costruire qualcosa con le proprie mani e portare avanti, anno dopo anno, un pezzo di storia condivisa.

Torre g de jacopo

Stemma

Partito nel primo di rosso, nel secondo d’argento, al tondo dell’uno nell’altro, caricato a sinistra da un fiore di cinque petali e a destra da una torre stilizzata, il tutto dell’uno nell’altro.

Bozzetto in concorso

C’è una figura che dice, nel silenzio dell’immagine, di non essere solamente la Madonna del “sacro immaginare”, ma qualcosa di diverso seppur sempre, come lei, Madre Sacra. E qualcosa di più antico, è anche la Natura nel suo sempre giovane splendore; l’originaria presenza che da sempre custodisce e genera vita.
Il suo giovane volto porta il segno di una ferita; una freccia le attraversa il collo, e dalla ferita non scorre sangue. Non è una ferita della carne ma il segno emblematico lasciatole dalle azioni sconsiderate dell’umanità.
Gli occhi sono l’elemento più enigmatico; essi non hanno pupille e non riflettono luce… Come se la sua anima fosse stata colpita insieme al suo corpo. Qui, quell’anima, appare quasi svanita, come velata dal dolore, eppure, osservandola, ci si accorge che qualcosa continua a vivere: nei suoi capelli che si muovono come rami nel vento, nei fiori che sbocciano tra le ciocche rosse, della vegetazione che avvolge l’intera scena. E la forza della Natura, di una Natura che, come per miracolo, non smette di rigenerarsi, anche dopo essere stata colpita duramente.
Sopra di Lei si erge la torre del tiranno Federico Barbarossa che, con le sue angherie, fu causa della rivolta, e quindi della rinascita del popolo aquesiano. È l’emblema di una memoria storica che, pur nata dal dolore e dall’oppressione, si trasforma in forza e identità collettiva.
Tra le sue mani, con gesto delicato, la figura custodisce u n coniglio, l’antico simbolo di fertilità e rinascita; il simbolo più efficace per indicare la vita che continua.
Così, l’immagine, racconta una storia silenziosa, quella di una natura ferita, segnata dalle malefatte dell’uomo, ma mai completamente sconfitta. Anche quando la sua luce sembra affievolirsi, dentro le rimane quella sua forza primordiale capace di generare ancora vita… Stagione dopo stagione.

Albo d'Oro

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Marcello Rossi
Roberto Ferretti
Roberto Forlini
Roberto Forlini
Roberto Forlini
Roberto Forlini
Roberto Forlini
Valentina Pelo
Anna M. Cipolloni
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Gabriele Mazzuoli
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Ivano Goracci
Collettivo di Gruppo
Ivano Goracci
Roberto Mencarelli
Roberto Mencarelli
Roberto Mencarelli
Roberto Mencarelli
S. Bartolomei, R. Mencarelli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli
Silvia Marignoli

Legenda: X° : Posizione in Classifica | NC : Non Classificato fra i primi 6 | SQ: Squalificato | GP: Premio Giuria Popolare

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