Il Signore di Mezzo Maggio
Tra tutti i protagonisti della Festa dei Pugnaloni, uno porta su di sé il peso più antico. Il Signore di Mezzo Maggio è una figura simbolica che affonda le radici nel Medioevo, erede diretto di una tradizione contadina che risale alle origini stesse della festa. Ogni anno viene estratto a sorte dalle autorità cittadine, esclusivamente tra gli agricoltori residenti nei poderi del territorio aquesiano. Un legame con la terra che non è mai venuto meno.
Le origini: il Podestà dei Bifolchi
Il Signore di Mezzo Maggio discende direttamente dal Podestà dei Bifolchi, il rappresentante dell’arte agraria che fu protagonista del miracolo del ciliegio fiorito. Mentre gli altri contadini portavano i pungoli ornati di fiori in processione, lui aveva un ruolo distinto: cavalcava un bue e portava con sé un cero votivo, pagato con le offerte della comunità, da offrire alla Madonna.
Con il passare dei secoli questa figura si è trasformata, ha cambiato nome e forma, ma non ha mai perso il suo legame con la terra e con il miracolo che diede origine alla festa.
Il ruolo nella festa
Il 15 maggio, giorno che ricorda la data storica della rivolta del 1166, il Signore di Mezzo Maggio partecipa alle solenni funzioni religiose vestito con un lungo mantello nero e guanti bianchi, portando il tradizionale cero da offrire alla Madonna del Fiore.
Ma il suo ruolo non si esaurisce nella cerimonia religiosa. A lui spetta anche l’organizzazione di due momenti di festa collettiva che appartengono alla memoria di ogni aquesiano: il rinfresco per tutta la cittadinanza — con vino, porchetta e biscotti — e il grande pranzo che riunisce oltre duecento persone tra autorità civili, religiose e militari, agricoltori, artigiani e cittadini. Un momento di incontro e condivisione che ribadisce, ogni anno, il carattere profondamente comunitario della festa.