La domenica dei Pugnaloni

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La terza domenica di maggio, Acquapendente si trasforma. I laboratori aprono le porte, i Pugnaloni escono per la prima volta alla luce del sole, le vie del centro storico si riempiono di colore, musica e persone. È una giornata che ha un ritmo preciso, scandito da secoli di tradizione e che vale la pena vivere dall’inizio alla fine.

La mattina: i Pugnaloni nei vicoli

Dopo settimane di lavoro nei laboratori, la mattina della festa i quindici Pugnaloni vengono montati sulle loro strutture e portati all’aperto. Vengono esposti nelle vie del centro storico secondo sorteggio, addossati alle mura, nei vicoli, nelle piazze. È il momento in cui il paese diventa una galleria a cielo aperto.

Per chi arriva la mattina presto c’è un privilegio raro: vedere i Pugnaloni da vicino, quasi da soli, prima che la folla arrivi. Osservare i dettagli — una foglia tagliata a pescetto, un rilievo di cipolla, un fiore appena incollato la notte prima — è un’esperienza che nessuna fotografia riesce a restituire fino in fondo.

Il corteo storico

Nel pomeriggio i quindici Pugnaloni vengono spostati dalle vie del centro storico e radunati in piazza del Duomo. È il primo momento in cui si possono vedere tutti insieme, uno accanto all’altro, e il colpo d’occhio è straordinario.

Nel frattempo, dalla chiesa di San Francesco prende il via la sfilata del Corteo Storico e degli Sbandieratori della città di Acquapendente, in costume cinquecentesco con tamburini e chiarine. Il corteo raggiunge piazza Girolamo Fabrizio dove si esibisce insieme al gruppo ospite, che cambia ogni anno: un momento spettacolare di giochi acrobatici con le bandiere che apre ufficialmente i festeggiamenti del pomeriggio.

Il pomeriggio: la processione

Al termine delle esibizioni, il Corteo si reca all’interno del Duomo per scortare la statua della Madonna del Fiore che dà il via alla processione. I quindici Pugnaloni seguono in corteo, portati a braccia dai gruppi attraverso le vie del paese — ogni struttura pesa oltre cento chili, e portarla è una fatica che è essa stessa parte del rito.

La processione si conclude in piazza Girolamo Fabrizio, la piazza principale della città, dove la folla si è già radunata ad aspettare.

La premiazione: il momento più atteso

Dalla piazza, i Pugnaloni vengono portati all’interno della Cattedrale del Santo Sepolcro, dove resteranno esposti per tutto l’anno. Con il passare dei mesi i colori sbiadiscono e i petali appassiscono, ma i vecchi Pugnaloni continuano a suscitare stupore, soprattutto in chi li vede per la prima volta.

In piazza nel frattempo si rimane: è qui che avviene il momento più atteso.

Da una finestra del Palazzo Comunale, una giuria qualificata composta da esperti di arte, botanica e comunicazione, proclama i vincitori. I sei migliori Pugnaloni vengono premiati; dal settimo in poi si considerano ex aequo.

Il premio principale è il trofeo in bronzo realizzato nel 1983 dallo scultore aquesiano Mario Vinci: raffigura il ciliegio del miracolo, la Madonna del Fiore e il castello del Barbarossa. Il gruppo vincitore lo conserva per un anno intero, facendo incidere il proprio nome sul basamento prima di riconsegnarlo.

La premiazione è simbolica, ma l’emozione è reale. L’appartenenza al proprio gruppo, la competizione vissuta settimana dopo settimana nei laboratori, l’orgoglio di chi ha lavorato fino all’alba, tutto confluisce in quel momento.

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Paolo Peverini
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