Come nasce un Pugnalone
Ogni anno, a partire da aprile, quindici gruppi di Acquapendente si mettono al lavoro nei propri laboratori per realizzare qualcosa di unico al mondo: un pannello di 2,60 x 3,60 metri interamente ricoperto di fiori e foglie, costruito a mano con la tecnica del mosaico vegetale. Circa trenta giorni di lavoro, centinaia di mani, migliaia di foglie. Il risultato è ogni anno diverso, ogni anno straordinario.
Il bozzetto: dove tutto comincia
La struttura: un'opera enorme
Prima ancora dei fiori, c’è il legno. Ogni Pugnalone è montato su una struttura in legno composta da due pannelli in fibra delle dimensioni di 360 x 130 cm, sostenuti da due telai di supporto. Il tutto viene poi agganciato a un telaio per il trasporto detto “castello”, con due braccia e tre gambe d’appoggio che permettono di portarlo a spalla in processione.
Il peso complessivo supera i 100 kg. L’altezza totale in processione raggiunge i 410 cm. Portarlo a braccia per le vie del paese è una fatica reale, che fa parte del rito.
La pittura: il disegno sulla tavola
Una volta pronta la struttura, la tavola viene dipinta con colori acrilici seguendo il bozzetto. Questa base pittorica è fondamentale: sarà la guida per tutta la fase di attaccatura e garantirà che ogni foglia e ogni fiore finisca esattamente nel posto giusto, rispettando le sfumature del disegno originale.
Le foglie: il verde e il secco
La fase più lunga è quella delle foglie. I materiali vegetali si dividono in due grandi categorie: il “verde”, foglie fresche raccolte in natura, e il “secco”, foglie essiccate al sole, usate soprattutto per le aree scure e i fondi.
Le foglie vengono tagliate in forme specifiche e poi incollate sulla tavola seguendo il disegno sottostante. Le specie più usate sono la sforetta (bosso comune), il pero, il prunus, la mortella, il rospo (bardana), il pioppetto (pioppo bianco) e molte altre, scelte con attenzione per forma, colore e resistenza.
Accanto alle foglie entrano in gioco elementi speciali: l’aglio e la cipolla, con cui si creano bellissimi rilievi e giochi di texture; il “trame” (l’infiorescenza del noce, essiccata al sole, di un colore nero intenso) usato per i fondi scuri e i dettagli più profondi; le spighe di grano, i gusci di cipolla, le brattee di mais.
La raccolta di questi materiali è parte integrante della festa: ogni gruppo si muove tra campagne, boschi e orti, anche fuori regione, in una vera e propria caccia al verde che coinvolge tutti i componenti.
I fiori: l'ultima notte
I fiori sono l’ultimo elemento ad essere applicato: il più delicato, il più deteriorabile, il più spettacolare. Vengono incollati nella notte prima della sfilata, quando ormai tutto il fondo di foglie è completato e il Pugnalone è pronto a ricevere il suo strato finale di colore.
Le specie più usate sono ortensie e gerbere, scelte per la resistenza e la varietà cromatica, ma nel corso degli anni si sono diffusi anche il semprevivo e decine di altre specie, selezionate gruppo per gruppo in base al bozzetto e alla palette dell’anno.
Il risultato di questa stratificazione — prima il materiale più resistente, poi quello più deteriorabile, infine i petali — è un effetto di profondità e tridimensionalità che rende ogni Pugnalone un’opera d’arte a tutti gli effetti.
L'attaccatura: il momento finale
La mattina della festa, prima che i Pugnaloni escano dai laboratori, si esegue l’attaccatura: l’unione dei due pannelli sul telaio di supporto, che trasforma due tavole separate in un’unica grande opera. È il momento in cui il Pugnalone prende la sua forma definitiva, pronto per essere portato in processione.
Chi ha lavorato settimane in laboratorio lo vede per la prima volta intero. È, ogni anno, un momento di grande emozione.