La storia del gruppo Seleçao – Corte Vecchia comincia in un pomeriggio d’estate, il 16 luglio 1997, su una panchina del Giardino delle Rose di Acquapendente. Un pugno di ragazzi, provenienti da esperienze vissute in altri gruppi,in particolare Comb e Acquaviva, decide di mettersi in proprio e dar vita a qualcosa di nuovo.
Il nome scelto inizialmente è “Gruppo 2000”, uno sguardo rivolto al futuro. Ben presto, però, il gruppo si ribattezza Seleçao, adottando il rosso e l’argento come colori sociali: tinte che da allora ne accompagnano l’identità, la resilienza e lo stemma, partito di rosso e argento, al cui interno si intrecciano un fiore, i monumenti della cittadina e un secondo fiore bianco, racchiusi in una composizione circolare.
Fin dagli esordi la Seleçao si distingue per un approccio alla realizzazione dei pugnaloni che rompe con la tradizione: tecniche innovative, forte impatto visivo, cura maniacale del dettaglio. I risultati non tardano ad arrivare. Nel primo decennio di attività il gruppo conquista tre primi posti, quattro secondi e due terzi, riscrivendo di fatto le regole del gioco e imponendosi come una delle realtà più competitive della festa.
Dopo qualche stagione di attesa, la vittoria torna nel 2016 con un pugnalone particolarmente apprezzato, tanto da essere portato in Vaticano e mostrato a Papa Francesco in Piazza San Pietro: un riconoscimento che va ben oltre la competizione locale e che resta uno dei momenti più emozionanti nella memoria del gruppo.
L’anima artistica del gruppo è legata a doppio filo alle sorelle Veronica e Giorgia Regoli, autrici dei bozzetti sin dalla fondazione, con l’eccezione degli anni 2010, 2011 e 2012, quando il testimone passò a Francesca Sacchini. Nelle ultime edizioni è nata una nuova collaborazione creativa tra le sorelle Regoli e Gian Marco Tomassetti, segno di un gruppo che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Alla guida del gruppo Seleçao – Corte Vecchia c’è oggi Riccardo Fani, capogruppo di una realtà che in quasi trent’anni di vita ha saputo trasformare l’intuizione di quei ragazzi seduti su una panchina, in una delle storie più belle dei Pugnaloni di Acquapendente.

























